Mercoledì
12 Febbraio
Proiezione pomeridiana ore 17.00
Replica serale ore 21.00
Un film delicato, che racconta la storia d’amore tra Franz Kafka e Dora Diamant, nell’ultimo anno di vita del grande scrittore. Siamo nel 1923, quando, in vacanza con la famiglia della sorella a Graal-Müritz, sul Mar Baltico, Kakfa conosce Dora Diamant, aspirante ballerina tedesca di famiglia ebrea ortodossa, impegnata come volontaria in una colonia di bambini. Colpito dalla vitalità di Dora, Kafka, all’epoca quarantenne e già malato di tubercolosi, contro il parere della famiglia si trasferisce a Berlino, dove passerà con la donna i suoi ultimi giorni felici, prima che l’aggravarsi delle sue condizioni di salute lo costringeranno a farsi ricovera in un sanatorio in Austria, dove morirà accudito da Dora. Il titolo italiano del film e la bellezza dei due interpreti è del tutto fuorviante. Il titolo originale, infatti, è “La gloria della vita”, e non contiene alcun cenno ad un presunto punto di vista di Kafka sull’’amore, come se nella sua opera fosse presente una poetica del sentimento amoroso, laddove invece, in quello che scrisse tra racconti, lettere e pagine di diario, c’era soprattutto desiderio sessuale misto a terrore del piacere, nonché disgusto per le proprie condizioni fisiche. Gli autori del film, Judith Kaufmann e Georg Maas, che hanno adattato un romanzo di Michael Kumpfmüller, accreditano però ciò che recenti biografi di Kafka hanno scritto a proposito della sua relazione con Dora Diamant, e cioè che per Kafka fu vero amore. Da qui, a dispetto di altre e più celebri relazioni dello scrittore ceco, come quella con Felice Bauer, il tono elegiaco e sognante della prima e dell’ultima parte del film, che raccontano l’una l’estasi dell’amore che nasce e l’altra la malinconia della vita che fugge, immergendo i personaggi in atmosfere cariche di luce e accompagnandoli con un commento sonoro dolce e un po’ invadente. La parte centrale a Berlino, dentro l’angusto e gelido appartamento dove le condizioni di Kafka peggiorano, è invece più cupa e sobria, nonostante sia quella in cui la relazione fra i due protagonisti diventi profonda e complessa. In particolare, qui, di Kafka viene sottolineata la volontà di distruggere buona parte della sua opera, cosa che chiederà in punto di morte all’amico e biografo Max Brod, il quale, però, non ebbe poi il coraggio di rispettarne la volontà. E’ grazie a quest’ultimo se noi, oggi, possiamo leggere quello che Kafka ci ha lasciato.